Capaci, la Puglia ricorda Rocco Dicillo a Triggiano
25/05/2026
Nel 34esimo anniversario della strage di Capaci, la Regione Puglia ha reso omaggio a Rocco Dicillo, agente della Polizia di Stato originario di Triggiano, morto il 23 maggio 1992 nell’attentato mafioso in cui persero la vita anche Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Il presidente della Regione ha partecipato questa mattina alla cerimonia commemorativa nella Chiesa madre di Triggiano, richiamando il valore della memoria come impegno civile e responsabilità collettiva contro ogni forma di potere mafioso.
Il ricordo delle vittime e il valore dell’antimafia sociale
Nel suo intervento, il presidente ha definito il 23 maggio una giornata particolare per l’Italia e per la Puglia, segnata da una tragedia nazionale che nel tempo è diventata anche un momento di riscatto, legalità e coscienza pubblica. Accanto alla figura di Giovanni Falcone, simbolo della lotta alla mafia, ha ricordato la magistrata Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, sottolineando che il sacrificio di Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani non può essere considerato meno rilevante solo perché, all’epoca, ebbe minore esposizione mediatica.
Il presidente ha richiamato anche il dolore delle famiglie e la reazione della città di Palermo dopo l’attentato, quando le lenzuola bianche esposte ai balconi divennero un segno potente di rifiuto della violenza mafiosa. Da quella ferita, ha ricordato, prese forza un percorso di antimafia sociale che oggi coinvolge istituzioni, comunità, scuole e cittadini, chiamati a custodire il senso di quel sacrificio e a trasformarlo in azioni quotidiane di legalità.
Attraverso la memoria di Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, entrambi pugliesi, la Regione ha voluto rendere omaggio anche a tutte le donne e gli uomini delle Forze dell’Ordine che ogni giorno garantiscono sicurezza, spesso lontano dai riflettori e assumendosi rischi personali per difendere lo Stato e i cittadini.
La Puglia e l’impegno per la legalità
L’assessora regionale alla Cultura e Conoscenza, con delega all’Antimafia sociale, ha ricordato il prezzo pagato anche dalla Puglia nella lotta alle mafie attraverso la morte degli agenti Dicillo e Montinaro. Dopo Capaci e via d’Amelio, ha spiegato, il Paese ha compreso con maggiore forza che gli interessi mafiosi rappresentano una minaccia per la sicurezza democratica e per la libertà delle comunità.
In Puglia, questo patrimonio di memoria è stato tradotto in un sistema di iniziative dedicate alla prevenzione, alla formazione e al contrasto dell’illegalità. L’assessora ha richiamato, tra le azioni più recenti, lo short master presentato alla vigilia delle commemorazioni, pensato per formare gratuitamente la comunità pugliese sui temi dell’etica pubblica e dell’anticorruzione.
Le commemorazioni proseguiranno anche a Bari, dove alle 17.57 l’assessore regionale allo Sviluppo economico parteciperà alla deposizione di una corona di fiori davanti alla facciata di Palazzo della Città. Un gesto che rinnova il legame tra memoria istituzionale e impegno civile, nel nome di chi ha perso la vita servendo lo Stato e opponendosi alla violenza mafiosa.
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