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Diga del Pappadai, l’invaso entra in funzione e rilancia l’irrigazione nel Tarantino

20/04/2026

Diga del Pappadai, l’invaso entra in funzione e rilancia l’irrigazione nel Tarantino

Dopo decenni di attese, rinvii e ripartenze, l’invaso del Pappadai comincia a svolgere la funzione per cui era stato immaginato. Nel territorio di Monteparano, nel Tarantino, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e l’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli hanno effettuato un sopralluogo sul sito che segna, sul piano politico e operativo, l’avvio di una fase nuova per una delle infrastrutture idriche più discusse e simboliche dell’area jonica. L’acqua arrivata dalla diga di Monte Cotugno, in Basilicata, consente infatti di attivare un sistema destinato a incidere sull’equilibrio agricolo di una parte ampia del territorio pugliese, in un momento in cui la disponibilità della risorsa idrica è diventata una questione strutturale e non più emergenziale.

L’opera rientra nel progetto “Irrigazione Salento” e viene descritta dalle istituzioni come un passaggio strategico per mettere a valore una infrastruttura costruita tra il 1994 e il 1997 ma rimasta per lungo tempo priva di una reale funzione. La capacità massima dell’invaso è di 20 milioni di metri cubi e oggi, grazie a una serie di manovre idrauliche e a una collaborazione istituzionale che ha coinvolto Regione Puglia, Regione Basilicata, Consorzio di Bonifica e Acque del Sud, quel bacino inizia finalmente a trasformarsi in una riserva concreta per l’irrigazione.

Un’opera attesa da trent’anni che torna al centro della programmazione idrica

La storia del Pappadai affonda le radici nel dopoguerra, nel clima della ricostruzione e della pianificazione legata al Piano Marshall e, successivamente, alla Cassa per il Mezzogiorno. L’idea originaria era chiara: creare un’infrastruttura capace di sostenere lo sviluppo agricolo dell’area ionica pugliese, mettendo a disposizione una riserva stabile per l’irrigazione. Quel progetto, pur attraversando decenni di ostacoli tecnici, amministrativi e finanziari, non è mai scomparso davvero dall’orizzonte istituzionale. Oggi, con l’avvio operativo del sistema, torna a proporsi come una delle tessere più rilevanti della strategia regionale sull’acqua.

Decaro ha insistito proprio su questo aspetto, sottolineando che la vasca, ideata molti anni prima della sua realizzazione e completata nel 1997, viene utilizzata davvero soltanto ora, grazie all’acqua in eccesso proveniente da Monte Cotugno, dopo un tragitto di circa 160 chilometri. Un passaggio che restituisce il senso di una infrastruttura rimasta incompiuta troppo a lungo e che ora può contribuire a rendere più gestibile la prossima stagione estiva. Secondo il presidente della Regione, l’acqua accumulata potrà servire fino a 12 mila ettari di territorio jonico, mentre il progetto nel suo complesso viene associato a un beneficio diretto per circa 10 mila ettari agricoli dell’area nord Salento, fino a oggi esclusi dai circuiti irrigui strutturati.

Il risultato è stato reso possibile anche da un piano di investimenti del Consorzio di Bonifica Centro Sud Puglia, cofinanziato con il Programma Operativo Complementare 2014-2020 per un totale di 6 milioni di euro. Alla fine del 2025 sono partiti i lavori relativi ai due lotti destinati al recupero funzionale dell’invaso e del sistema Irrigazione Salento, con conclusione prevista entro la fine del 2026. Gli interventi riguardano la manutenzione e il ripristino delle apparecchiature elettromeccaniche, dei nodi e delle condotte che collegano il Pappadai alla vasca di Sava.

Acqua, agricoltura e infrastrutture: la sfida adesso è rendere stabile il sistema

Per la Regione Puglia il tema non si esaurisce nell’entrata in funzione del Pappadai. Paolicelli ha parlato di una risorsa tornata finalmente concreta per il territorio, mettendo l’accento sul valore di una collaborazione istituzionale capace di produrre effetti tangibili per le comunità e per il comparto agricolo, in particolare nelle aree joniche e salentine segnate anche dalle conseguenze della Xylella. La disponibilità idrica, in questo scenario, diventa un fattore decisivo per la resilienza del sistema produttivo, per la programmazione delle colture e per la competitività delle aziende agricole.

Il punto, però, è anche un altro: un invaso che torna a funzionare non basta da solo a mettere in sicurezza il territorio rispetto alle crisi future. Lo stesso Decaro ha richiamato la necessità di continuare a investire in infrastrutture capaci di affrontare i periodi di scarsità, a partire dagli impianti di affinamento e post depurazione per il riuso irriguo delle acque depurate, fino alle grandi connessioni interregionali come quella prevista con la diga del Liscione in Molise. È in questa prospettiva che il Pappadai assume un valore che va oltre l’agricoltura: rappresenta un banco di prova per una politica dell’acqua che deve tenere insieme accumulo, distribuzione, riuso e capacità di non disperdere una risorsa sempre più esposta alle pressioni climatiche.

Nel frattempo, i primi effetti concreti sono già visibili. Il recupero delle acque di Monte Cotugno, che altrimenti sarebbero finite in mare, consente di avviare l’accumulo e di dare finalmente una funzione piena a un’opera rimasta per troppo tempo sospesa tra promessa e incompiutezza. Nel Tarantino, l’invaso del Pappadai smette così di essere un simbolo di ritardo e torna a proporsi come uno strumento di sviluppo, equilibrio territoriale e tenuta produttiva.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.