Riccio di mare in Puglia, verso nuova legge e fermo al 2027
08/05/2026
La Regione Puglia punta a modificare la legge sulla salvaguardia del riccio di mare, prorogando il fermo fino al 2027 e introducendo finestre regolamentate per una commercializzazione controllata da parte degli operatori autorizzati. La linea è stata illustrata dall’assessore regionale all’Agricoltura e allo sviluppo rurale con delega alla pesca, a margine dei lavori della IV Commissione consiliare riunita il 7 maggio 2026 in Consiglio regionale con associazioni di categoria, Università del Salento, Arpa Puglia, Capitanerie di Porto e Guardia di Finanza.
Monitoraggi e criticità dopo il fermo triennale
Al centro dell’audizione sono stati presentati i dati dei monitoraggi previsti dalla legge regionale n. 6 del 2023, norma con cui la Puglia ha introdotto il blocco della pesca dei ricci di mare per tre anni, con l’obiettivo di favorire il ripopolamento della specie e proteggere l’habitat marino. Secondo l’assessore, quella disciplina ha aperto una strada rilevante nella tutela dell’ecosistema, ma oggi richiede un aggiornamento per rispondere alle criticità emerse durante la sua applicazione.
Tra i punti più delicati compare l’aumento della pesca illegale. La Regione intende evitare che un divieto rigido finisca per alimentare il mercato sommerso, colpendo invece i pescatori che operano nel rispetto delle regole. Da qui la necessità di una revisione costruita insieme agli attori della filiera, con più tracciabilità, controlli rafforzati e strumenti capaci di distinguere il prodotto legale da quello privo di garanzie.
Finestre controllate, tracciabilità e sostegni al comparto
L’assessore ha annunciato l’intenzione di presentare un disegno di legge per prorogare il fermo fino al 2027, prevedendo però finestre regolamentate durante l’anno. In quei periodi, la commercializzazione del riccio di mare sarebbe consentita soltanto a operatori in possesso di licenza, così da garantire qualità, trasparenza e sicurezza del prodotto destinato alla ristorazione.
Il percorso di modifica dovrebbe comprendere anche un rafforzamento dei controlli a terra, con particolare attenzione alla vendita e all’utilizzo di prodotto non tracciato. A questo si affiancherebbe un ampliamento delle attività di monitoraggio scientifico lungo la costa pugliese, coinvolgendo anche i pescatori professionisti, chiamati a contribuire alla conoscenza dello stato della risorsa e alle azioni di tutela.
La Regione intende inoltre utilizzare le risorse FEAMPA per sostenere progetti di innovazione tecnologica legati alla tracciabilità lungo tutta la filiera, interventi di ripopolamento della specie e misure economiche a favore dei pescatori autorizzati. L’assessore porterà anche alla Commissione Politiche Agricole della Conferenza Stato-Regioni una proposta di ordine del giorno per avviare un confronto con le altre Regioni italiane, in vista di una disciplina uniforme sul fermo pesca dei ricci di mare.
L’obiettivo dichiarato è costruire un equilibrio tra tutela del mare, legalità e salvaguardia del lavoro. La revisione della legge pugliese dovrà quindi proteggere una specie fondamentale per l’ecosistema marino, senza lasciare soli gli operatori regolari di una filiera legata alla tradizione, all’occupazione e all’identità delle comunità costiere.
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