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Regione Puglia, “Sport Inclusivo”: presentati i primi progetti contro la povertà educativa

03/03/2026

Regione Puglia, “Sport Inclusivo”: presentati i primi progetti contro la povertà educativa

C’è uno sport che non si misura con classifiche e medaglie, ma con la capacità di tenere insieme ragazzi, famiglie, scuole e territori che rischiano di scivolare ai margini. È su questa idea che la Regione Puglia ha costruito l’Avviso del Dipartimento Welfare “Sport Inclusivo - Interventi di contrasto della povertà educativa mediante la promozione dello sport”, presentando oggi, nella sala al V piano del plesso Assessorati, i primi 26 progetti finanziati.

Il dato economico è chiaro: circa 250mila euro per la prima tranche, con un investimento che, a conclusione del triennio, porterà l’importo complessivo delle aggiudicazioni a circa 600mila euro. La sostanza, però, sta nel taglio degli interventi: non semplici attività sportive, ma percorsi strutturati che intrecciano pratica motoria, accompagnamento educativo, sostegno relazionale e coinvolgimento delle famiglie, con l’obiettivo di intercettare fragilità prima che diventino esclusione.

Lo sport come risposta concreta alle fragilità giovanili

L’assessore al Welfare e allo Sport Cristian Casili ha collocato l’iniziativa nel contesto di fragilità sempre più precoci: isolamento, dispersione scolastica, difficoltà economiche, bullismo, forme nuove di marginalità. In questo scenario, lo sport viene indicato come “risposta concreta”, non perché risolva tutto, ma perché crea un contesto protetto in cui sperimentare fiducia, regole condivise e riconoscimento reciproco.

L’impostazione dei progetti va nella stessa direzione. La pratica sportiva diventa uno strumento per costruire competenze di vita: gestione del conflitto, cooperazione, rispetto delle regole, capacità di stare in un gruppo senza essere schiacciati o invisibili. È un lavoro silenzioso, spesso più efficace di molte campagne, perché agisce dentro routine positive e relazioni costanti.

Minori con disabilità, periferie e reti territoriali: cosa caratterizza i progetti

I 26 progetti presentati condividono alcuni tratti distintivi che ne definiscono l’impatto sociale. Al centro ci sono i minori con disabilità e bisogni educativi speciali, insieme a un’attenzione esplicita ai contesti periferici e ai luoghi più esposti al rischio di isolamento e devianza. Accanto a questo, emerge l’elemento decisivo della rete: associazioni sportive, scuole, enti del Terzo Settore e servizi sociali vengono chiamati a lavorare in alleanza, evitando interventi frammentati e costruendo percorsi che abbiano continuità.

In questa logica, palestre, campi e centri sportivi diventano infrastrutture sociali: luoghi dove si genera capitale relazionale e dove aumenta il senso di appartenenza. Casili ha spiegato che la priorità è “entrare nei quartieri”, dialogare con le famiglie, raggiungere i ragazzi prima che il disagio si trasformi in un confine invalicabile, e poi provare a rendere queste esperienze un modello stabile, non episodico.

La scommessa, in fondo, è semplice solo in apparenza: far sì che lo sport, per ogni ragazza e ragazzo pugliese, sia una porta aperta verso relazioni più sane, autonomia, fiducia nel futuro.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to