Il futuro della transizione verde pugliese passa anche da un comparto che, per storia e identità, ha modellato paesaggi e lavoro: il settore lapideo. Cave e laboratori producono valore, ma generano anche quantità rilevanti di materiali di risulta; tra questi la marmettola, oggi spesso trattata come rifiuto, torna al centro del dibattito regionale con l’obiettivo di diventare materia prima per nuove filiere.
È il cuore del confronto emerso nel Tavolo di Lavoro per l’Economia Circolare, convocato dall’assessora all’Ambiente e al Clima Debora Ciliento, in un percorso che punta a rendere strutturale la trasformazione degli scarti in risorse.
Il Tavolo regionale e il nodo “sottoprodotti”: dal protocollo alle schede tecniche
Il Tavolo nasce dal protocollo d’intesa tra Regione Puglia, Sezione regionale dell’Albo nazionale Gestori Ambientali e Unioncamere Puglia, rinnovato per sostenere la transizione del sistema produttivo verso modelli più sostenibili. Nel lavoro tecnico già avviato dal gruppo “Sottoprodotti” – con il coinvolgimento di istituzioni, ARPA Puglia, Politecnico di Bari, Università del Salento ed esperti di Ecocerved – sono state predisposte linee guida e schede per alcune categorie di materiali; ora l’attenzione si sposta sul lapideo, con la necessità di schede dedicate agli scarti di cava e di laboratorio e di un approfondimento mirato proprio sulla marmettola.
La prospettiva indicata dall’assessora Ciliento è netta: lo scarto non può più essere un costo inevitabile, ma deve diventare una leva di competitività, capace di generare innovazione e opportunità industriali, riducendo al contempo l’impatto ambientale.
Trani e Andria tra regole, costi e concorrenza: perché la marmettola è la sfida decisiva
Nel distretto di Trani e Andria gli scarti lapidei sono oggi classificati come rifiuti speciali non pericolosi, con obblighi di trasporto, formulari e smaltimento in impianti autorizzati: un percorso oneroso e complesso, aggravato dall’aumento dei costi e da procedure che, per molte imprese, rischiano di diventare un freno strutturale.
Eppure il quadro normativo nazionale (D.Lgs. 152/2006) consente di qualificare questi materiali come sottoprodotti, a precise condizioni: derivazione inevitabile dal processo, utilizzo certo e documentato, assenza di trattamenti complessi, rispetto di requisiti tecnici e ambientali. Il punto critico, oggi, è l’applicazione concreta: servono mercati stabili, regole operative uniformi, certezze procedurali, oltre a un coordinamento efficace tra aziende, enti e laboratori.
Il territorio, intanto, dispone già di soluzioni tecniche per valorizzare gli scarti: frantumazione e vagliatura per granulati, impiego delle polveri in malte e intonaci, utilizzi in sottofondi stradali e drenaggi, applicazioni in bioedilizia, riprofilatura di discariche come materiale stabilizzante, correzione dell’acidità dei terreni, fino a impieghi industriali come base per smalti e coloranti. Tradurre questo potenziale in filiere è la condizione per ridurre conferimenti in discarica e rafforzare la competitività locale.
La posizione di Confcommercio: formazione, bandi e filiera corta della pietra
A sostegno delle imprese del comparto, rappresentate dal CO.GE.SER. del distretto, interviene Confcommercio Bari e BAT, chiedendo scelte immediate e coerenti. Tre le priorità indicate: colmare la carenza di manodopera qualificata con programmi formativi dedicati; introdurre premialità nei bandi pubblici per chi utilizza pietra locale e sottoprodotti recuperati, favorendo filiere corte e sostenibilità; riconoscere la marmettola come risorsa strategica, riducendo i costi e riposizionando il distretto su mercati più avanzati.
La fase che si apre, nelle intenzioni regionali, mira a dare gambe operative alla transizione: schede tecniche, dialogo stabile con le aziende, creazione di mercati per i sottoprodotti, con l’obiettivo di chiudere il ciclo dei materiali e trasformare un problema industriale in valore economico e ambientale.